Economia del Veneto

Economia del Veneto, pubblicato il 23 novembre da Banca d’Italia l’aggiornamento congiunturale

È stato pubblicato ieri, 23 novembre, da Banca d’Italia l’aggiornamento congiunturale dell’economia del Veneto.

Nel primo semestre del 2022 è proseguita la crescita dell’attività economica regionale veneta in tutti i settori. Secondo l’indicatore trimestrale dell’economia regionale (ITER) elaborato dalla Banca d’Italia, nel primo semestre il prodotto è cresciuto del 6,0 per cento rispetto al corrispondente periodo del 2021. L’aumento è stato analogo alla media nazionale.

La ripresa si è attenuata in corso d’anno risentendo dell’elevata incertezza causata dalle tensioni geopolitiche e dei forti rincari delle materie prime specie energetiche. Nei mesi estivi, Ven-ICE, l’indicatore elaborato dalla Banca d’Italia per misurare la dinamica di fondo veneta, è diminuito, collocandosi a settembre in territorio negativo per la prima volta dall’estate 2020.

Nei primi tre trimestri del 2022 è proseguita la fase espansiva nell’industria manifatturiera, seppure con un progressivo rallentamento nel corso dell’anno: il volume della produzione, rilevato da Unioncamere del Veneto, ha superato di oltre il 10 per cento il livello dello stesso periodo del 2019. Secondo il sondaggio autunnale della Banca d’Italia, nei primi nove mesi il fatturato a prezzi correnti delle imprese industriali è significativamente aumentato rispetto allo stesso periodo del 2021, anche per effetto degli incrementi dei prezzi di vendita, che a loro volta hanno riflesso i rincari dell’energia e delle altre materie prime. Nel primo semestre anche le esportazioni a prezzi costanti hanno continuato a crescere e hanno superato di circa il 10 per cento i volumi della prima metà del 2019. I rincari del gas e dell’energia elettrica hanno iniziato a trasferirsi nei costi di produzione, determinando finora soprattutto aumenti dei prezzi di vendita e riduzioni dei margini di profitto delle imprese industriali; nei prossimi sei mesi circa un quinto delle imprese intervistate dalla Banca d’Italia potrebbe ridurre l’attività produttiva come principale risposta agli aumenti dei prezzi energetici. I piani d’investimento per il 2022 formulati dalle imprese regionali nei primi mesi dell’anno, che prefiguravano una prosecuzione dell’attività di investimento, sono stati confermati dalla maggioranza delle imprese. L’elevata incertezza e il pieno dispiegarsi dei rincari dell’energia frenerebbero invece la propensione a investire nel 2023. L’attività del comparto edile si è rafforzata, ancora favorita dagli incentivi fiscali; gli operatori prevedono tuttavia un rallentamento per il prossimo anno.

Anche nei servizi privati non finanziari è proseguita la ripresa dell’attività, soprattutto nei comparti più legati al turismo. Nei primi nove mesi del 2022 il fatturato delle imprese del terziario è aumentato rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno; come nell’industria, questo risultato risente anche degli aumenti dei prezzi di vendita. Le aspettative a sei mesi prefigurano tuttavia un rallentamento del fatturato. I programmi di investimento per il 2022, che all’inizio dell’anno prevedevano una ripresa degli acquisti di beni capitali, sono stati prevalentemente confermati. L’elevata incertezza e i rincari energetici stanno invece determinando un orientamento di maggiore prudenza per il 2023, con investimenti che rimarrebbero su livelli prossimi a quelli dell’anno corrente. Con la rimozione delle restrizioni alla mobilità delle persone e il miglioramento della situazione pandemica, la ripresa dei flussi turistici si è rafforzata nel corso del 2022, estendendosi più pienamente anche alle città d’arte e alle località termali. Nei mesi estivi le presenze sono ritornate su livelli prossimi a quelli pre-pandemici.

Nella media del primo semestre 2022 l’occupazione in Veneto è cresciuta, attestandosi su livelli prossimi a quelli del 2019. I dati amministrativi, limitati al lavoro dipendente, mostrano una crescita anche nel terzo trimestre, sebbene in rallentamento. Nella manifattura si è osservata un’ampia eterogeneità: i comparti a elevata intensità energetica hanno registrato un significativo rallentamento, che si è accentuato nei mesi estivi. Con la ripresa del mercato del lavoro e il venir meno delle agevolazioni introdotte con la pandemia, il ricorso all’integrazione salariale è diminuito drasticamente.

La crescita del volume di affari della prima parte dell’anno dovrebbe consentire al sistema produttivo di attenuare l’effetto sulla redditività dell’incremento dei costi: secondo le previsioni delle imprese venete per l’esercizio 2022 la quota di aziende in utile o in pareggio rimarrebbe sui livelli elevati dell’anno precedente. L’indice di liquidità finanziaria, decisamente cresciuto nel biennio 2020-21, è lievemente diminuito nel primo semestre del 2022, presumibilmente anche per finanziare il maggior fabbisogno di capitale circolante associato ai maggiori costi energetici e delle materie prime. La crescita dei prestiti alle imprese è proseguita, sostenuta soprattutto dal manifatturiero. La dinamica dei finanziamenti alle famiglie è rimasta vivace anche grazie al buon andamento del mercato immobiliare. La qualità del credito si è mantenuta elevata, ma in prospettiva potrebbe risentire del prolungarsi dei rincari dei prezzi energetici e del rialzo dei tassi di interesse. I depositi bancari di famiglie e imprese hanno rallentato rispetto allo scorso anno.

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